Il motivo per cui i giovani non avranno la pensione.

23.10.2023

In Italia cresce il numero degli anziani e stenta a salire quello dei giovani. Ciò è realmente un problema? La risposta è, purtroppo, affermativa. E in modo più preciso, la crisi demografica rischia di avere, nel medio-lungo raggio, serie ripercussioni sul sistema pensionistico nazionale. Ad oggi, infatti le persone tra i 55 e i 59 anni sono di più rispetto a quelle tra i 20 e i 24. Questo comporta il fatto che, tra una decina d'anni, gli occupati (o meglio, i soggetti in età lavorativa) saranno di meno rispetto ai neopensionati, rendendo davvero di difficile gestione per il bilancio statale il pagamento delle pensioni. 

Un probabile crollo del sistema?

"Il rapporto tra la popolazione attiva (20-65 anni) e i pensionati si raddoppierà nel giro di una generazione", osserva, dati alla mano, Gian Carlo Blangiardo docente di Demografia all'Università Bicocca di Milano. La percentuale di pensionati rispetto ai lavoratori occupati passerà dall'attuale 36% circa ad un drammatico 65% nel 2040. Solo un clamoroso quanto insperato ed improbabile aumento di produttività della popolazione in età lavorativa potrebbe salvare il sistema previdenziale da un collasso che pare inevitabile tra meno di mezzo secolo. Altro dato rilevante e al contempo preoccupante è che nemmeno le previsioni più ottimiste che parlano di lenta e modesta ripresa economica, fanno ben sperare: demograficamente poi la fascia tra i15 e i19 anni risulta già abbondantemente ridotta rispetto a quella 20-25, con un tasso di natalità che nel nostro paese risulta in caduta libera.

I possibili scenari

Il responso della ricerca 'Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani', realizzata dal Consiglio nazionale dei giovani assieme a Eures, non si discosta dal grigiore e dall'ombrosità delle simili indagini: se la permanenza dei lavoratori under 35 si protraesse fino al 2057, essi andrebbero in pensione ad una media di quasi 74 anni con un assegno mensile da neanche 1600 euro lordi (che al netto delle tasse corrisponderebbe a meno di 1100 euro). Poco meglio andrebbe alle Partite IVA, che tuttavia hanno da fare i conti con un sistema economico-professionale che in molte fasi li costringe ad un'incertezza salariale tendenzialmente maggiore rispetto ai pubblici impiegati. 

La precarizzazione

Certamente gli altri due grandi veleni per il sistema pensionistico, oltre alla crisi demografica correlata alla diminuzione del tasso di natalità, sono la crescente precarizzazione, che produce disconinuità lavorativa, e il sempre presente lavoro nero, che rappresenta da un lato un importante ammortizzatore sociale, ma che dall'altro nuoce fortemente alla stabilità del sistema pensionistico provocando un notevole decremento dei contributi versati.
Ci sarà da aspettarsi una nuova stretta sulle pensione, in linea con le politiche di austerity tanto declamate dall'Europa, o forse si andrà verso un modello di gestione privata del sistema previdenziale? 

Probabilmente, sarà questione di non molto tempo, e anche questo nodo cruciale verrà sciolto. 

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